15 luglio 1959, il transito di padre Gemelli
Il 15 luglio si celebra il sessantasettesimo anniversario della morte del fondatore dell’Università Cattolica, un gigante del Novecento, discusso e avversato almeno quanto amato dai suoi studenti e dalle persone che lo circondavano, un infaticabile combattente ricco di idee e intuizioni che continuano ancora oggi nel suo Ateneo.
Racconta Maria Sticco, la «biografa dell’Università Cattolica» che padre Gemelli lo conobbe personalmente, che gli ultimi giorni terreni del frate – ricoverato il 26 giugno per un ascesso in clinica san Giuseppe, e lì operato – furono, tra alti e bassi, improvvisi peggioramenti e insperati miglioramenti, di una «bellezza nuova», di una «parvenza già fuori dal tempo».
Gemelli trapassò 18 giorni dopo, alle nove e ventitrè del 15 luglio 1959. Al suo funerale, due giorni dopo, una folla gremita e dolente seguiva il feretro.
Se ne andava «un uomo difficile» (è il titolo della biografia, ormai fuori commercio, che la studiosa dedicò al primo Rettore dell’Università Cattolica: Padre Gemelli. Appunti per la biografia di uomo difficile, O.R., Milano 1974).
Comunque lo si guardi, un gigante del Novecento, il cui lascito più importante tra altri non poco importanti è la fondazione e lo sviluppo dell’Ateneo dei cattolici italiani.
Montini – allora arcivescovo, sarebbe poi diventato papa col nome di Paolo – ne diede nell’orazione funebre un ricordo quasi amicale, rievocandone la statura «tanto alta», e l’aspetto «talora potente e prepotente e un po’ terribile» ricordando di averlo «temuto e ammirato, prima di conoscerlo da vicino», come ricordava nel 2009, in occasione del cinquantesimo anniversario, Gian Enrico Manzoni.
La Sticco (1891-1981) era stata collaboratrice dei fondatori della giovanissima Università Cattolica, penna felice prima di articoli e poi di volumi di successo; su san Francesco, tra gli altri, e sull’altra grande artefice dell’Università Cattolica, Armida Barelli; libri pieni di «storie, di aneddoti, di ritratti che escono dalle pagine e fanno ridere e commuovere», come ricorda Velania La Mendola nel profilo online tracciato per la Casa Editrice Vita e Pensiero.
Da articolista alle primissime armi aveva assistito all’inaugurazione dell’Ateneo, il 7 dicembre del 1921; poi (dal 1924) era stata assistente alla cattedra di lingua e letteratura italiana, con Giulio Salvadori e Carlo Calcaterra, e infine docente di letteratura italiana, sia a Milano che nella sede di Castelnuovo Fogliani. Il suo ricordo di padre Gemelli coglie vivacemente l’essenza dell’uomo, dello studioso, del religioso.
Di quel giorno restano immagini d’epoca, conservate nell’Archivio storico dell’Università, che mostrano un gran concorso di pubblico. La salma era stata esposta nella cappella del Sacro Cuore, da Gemelli fortemente voluta al centro dell’edificio monumentale che ospitava l’Ateneo; vi era giunta dopo il decesso, e qui aveva ricevuto l’omaggio di personalità (il presidente della repubblica Gronchi, tra gli altri), presuli, docenti, studenti, cittadini. Nelle notti del 15 e 16 luglio, alternandosi, del “loro” padre Gemelli gli studenti del Collegio Augustinianum avevano vegliato le spoglie.
Negli ultimi anni di vita, dopo gli incidenti automobilistici del 1940 (26 dicembre) ad Anzola dell’Emilia, vicino Bologna, e del 1946, che gli avevano causato menomazioni permanenti al femore e alla spalla, padre Gemelli era stato costretto alle stampelle prima, alla carrozzella poi; ma non era venuta meno la forza – Montini lo definisce in più punti, nella sua orazione, «gagliardo», e Franceschini usa il termine «combattente». Nominato membro del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, insistette sulla necessità di favorire l’accesso all’istruzione superiore dei giovani capaci e meritevoli che ne erano impediti dalle condizioni economiche, avviando in Università Cattolica un’ampia politica delle borse di studio e dei collegi, questi in particolare «focolai di ricercatori, di futuri docenti, di uomini impegnati nella vita pubblica, ma anche strumento di mobilità sociale e di integrazione culturale di giovani provenienti da tutta Italia» (N. Raponi, Dizionario biografico degli Italiani, s.v., vol. 53, Treccani, Milano 2000).
Nel 1948 aveva aperto a Milano la facoltà di Scienze economiche, resa autonoma da quella di Scienze politiche, poi nel 1953 la sede di Piacenza con la facoltà di Agraria; nel 1958 aveva ottenuto l’approvazione del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione per la nuova facoltà di Medicina e chirurgia. Nel frattempo, l’Istituto di psicologia dell’Università Cattolica era diventato uno dei più moderni in Italia e sviluppava avanzate ricerche su percezione, linguaggio, personalità, orientamento professionale, selezione del personale e rapporto uomo-macchina.
Il suo ultimo progetto, una grande facoltà di Medicina con un Policlinico a Roma, sarebbe divenuto operativo nel 1961.
Con lui se ne andava «un atleta della cultura», un uomo con intuizioni che mostrano la loro validità ancora oggi, in grado di realizzare la visione di un ateneo «monumentum aere perennius», per usare ancora le parole del futuro Paolo VI, e di proiettarsi al futuro, un testimone vero del proprio e del nostro tempo.
A Milano, in Cappella del Sacro Cuore il 15 luglio 2026 alle ore 12.30 se ne tiene la Celebrazione Eucaristica in suffragio, presieduta da Sua Eccellenza mons. Claudio Giuliodori.

