Gli orti in campus, coltivare come atto di cura
Negli spazi verdi della Residenza Gasparini (Piacenza) e del Collegio San Damiano (Roma) gli studenti coltivano due orti che danno frutti, offrono occasioni di socializzazione e incentivano un rapporto diretto con la natura.
Coltivare un orto significa impegnare energia, tempo e risorse in una cura che richiede pazienza, fiducia nei processi e accettazione che il risultato non sia sempre garantito; a pensarci un poco, una bella metafora dell’educazione che è spesso un percorso lento e faticoso per trovare il proprio posto per fiorire, nel terreno giusto e con il nutrimento necessario. Proprio la sensibilizzazione alla cura è uno dei principi che guidano il Progetto orto attivato sia nella sede di Piacenza su iniziativa della commissione aree verdi del Collegio Sant’Isidoro – con il supporto organizzativo e logistico di EDUCatt e con la collaborazione della Facoltà di Agraria nell’ambito del progetto Service learning “Orti Urbani Sostenibili” promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore – che nella sede di Roma presso il Collegio San Damiano.
A Piacenza è a disposizione degli studenti un’area situata all’interno della Residenza Gasparini per attività di coltivazione e compostaggio, grazie alla collaborazione del professor Tito Caffi del Dipartimento di Scienze delle produzioni vegetali sostenibili (Di.Pro.Ve.S), che guida gli studenti in un percorso di progettazione e gestione sostenibile delle colture: «Il progetto orto del Collegio Sant’Isidoro ha radici profonde nella vita del campus di Piacenza – spiega il prof. Caffi – e recentemente ha preso nuovo slancio grazie al Service Learning, un metodo pedagogico che parte da un principio semplice: quello che gli studenti imparano deve tornare alla comunità. Così negli orti del campus gli studenti non si limitano a coltivare: imparano a leggere l’orto come un agroecosistema, a riconoscere per tempo le avversità e a difendere le colture con un approccio integrato e preventivo, riducendo al minimo gli input. È la stessa logica che applichiamo nella ricerca (prevenire invece di curare) trasferita in un contesto in cui diventa anche educazione alla sostenibilità e alla sicurezza alimentare».
Anche a Roma il progetto nasce dal desiderio di valorizzare gli spazi esterni comuni come luoghi di cura, incontro e crescita condivisa, oltre che l’impegno responsabile e costante dei partecipanti nell’ambito di un approccio volontario; proprio lo sforzo sinergico e coordinato ha reso possibile una semina anche nel periodo invernale che ha portato i primi frutti già all’inizio della primavera. Il vicedirettore del Collegio e responsabile del progetto, Giorgio Maria Orazi, ritiene che «tra le virtù di un buon medico debba esserci anzitutto la pazienza; una pianta, come un paziente, richiede tempo, cura, attenzione e dedizione. Prendersi cura del verde significa anche educarsi a prendersi cura del prossimo: è un atto semplice, ma profondamente umano e che racconta molto del modo in cui siamo interiormente».
Il vero valore aggiunto di queste iniziative risiede nella bellezza dell’incontro: entrambi gli orti, pur trovandosi all’interno di Collegi e Residenze, sono aperti all’intera comunità universitaria e vivono di momenti di socializzazione tra i diversi partecipanti, oltre che dello scambio, nella sede di Piacenza, con i ragazzi del campo estivo organizzato dalla Fondazione.
E mentre l’estate porta i frutti maturi delle semine primaverili, gli orti dei due campus guardano già al prossimo anno accademico con progetti e novità: da una parte il Progetto Orto del San Damiano sarà arricchito da workshop come quello dedicato ai “Balconi fioriti”, pensato per avvicinare gli studenti alla cura del verde anche nei piccoli spazi dei davanzali delle loro stanze, contribuendo a rendere il Collegio un luogo sempre più verde, vivo e accogliente; dall’altra l’orto della Residenza Gasparini che in occasione della Settimana del Dono, il prossimo ottobre, sarà protagonista di un seminario dedicato al Service Learning, un’occasione per sensibilizzare docenti e studenti sul suo valore pedagogico e per rafforzare il dialogo con i partner che in questi anni lo hanno affiancato e che continuano a farlo. «Il passo successivo – racconta il prof. Caffi – è, infatti, portare l’esperienza dove ha ancora più senso: negli orti urbani comunali, insieme al Comune di Piacenza ed in particolare all’assessorato con delega a politiche ambientali, partecipazione, pari opportunità e identità territoriale, perché un orto ben difeso è un presidio educativo per l’intera città. Un orto ben difeso non produce solo verdure sane, ma anche competenza, consapevolezza e senso civico. E questo è il raccolto che ci interessa davvero».








Attorno a questo progetto si è creato un vero e proprio ecosistema: i ragazzi si sono presi cura dello spazio e delle piante, imparando le basi di come si coltivano ortaggi; allo stesso modo questo spazio ha permesso di passare del tempo all’aria aperta socializzando e facendo attività fisica; infine le piante hanno ricompensato fornendo numerosi ortaggi che sono stati utilizzati dai collegiali e dallo staff del collegio. Visto il successo del progetto mi pongo come obbiettivo per l’anno prossimo di proseguire con questa iniziativa migliorando la resa e l’efficienza dell’orto tramite l’utilizzo di tecniche professionali. (Nicolò Mercadante, Referente del Progetto Orto del Collegio Sant’Isidoro).

