La sfida di un presente mutevole
Con la progressiva riduzione dei contributi pubblici e l’abbandono di un modello di sovvenzione del diritto allo studio è urgente ripensare le forme e le modalità di erogazione dei servizi per garantirne qualità e sostenibilità: un’occasione imperdibile, cui è chiamata a partecipare la comunità universitaria di oggi e di ieri e che può portare, con scelte oculate, a generare nuovi modelli virtuosi.
Ormai più di venti anni fa, a seguito dell’approvazione della Legge regionale n. 33 del 2004 e all’interno del più ampio quadro nazionale, le competenze per gli interventi volti a rendere effettivo il diritto allo studio per gli studenti universitari sono stati trasferiti alle Università, chiamate da quel momento a gestirli direttamente o attraverso enti appositamente istituiti.
Parallelamente, con quel provvedimento veniva trasferito dalla Regione agli Atenei anche un contributo economico in conto gestione corrispondente al «costo storico» precedentemente sostenuto. La logica di base voleva favorire l’ottimizzazione delle risorse, la qualità dei servizi e la sussidiarietà.
Da allora tuttavia i contributi pubblici, essenziali per il funzionamento degli enti, sono stati progressivamente ridotti secondo un modello che prevede sempre di più l’intervento diretto degli Atenei per finanziare la gestione dei servizi; è quanto è accaduto anche per la Fondazione EDUCatt, creata dall’Università Cattolica per gestire i servizi rivolti alla comunità universitaria, che è intervenuta sempre più spesso con i contributi necessari a garantire il mantenimento della qualità dei servizi erogati nelle sue sedi.
Il panorama generale nel frattempo è stato reso più difficile dalle forti sollecitazioni in termini di risposta ai bisogni sempre più stringenti degli studenti e delle loro famiglie, anche a fronte di nuovi modelli di consumo e del moltiplicarsi di fattori esogeni (la pandemia da covid-19 prima, la perdurante crisi internazionale poi) che hanno comportato un incremento importante del costo delle materie prime, delle utenze e dei contratti di lavoro.
Si è giunti così a non poter più rinviare un urgente ripensamento del ruolo stesso dei servizi per il Diritto allo Studio: attuate analisi e revisione dei processi, ottimizzazione ed efficientamento delle risorse, è necessario immaginare nuove modalità di progettare ed erogare le agevolazioni e i servizi per la comunità universitaria, con approcci che siano capaci di reinventare integralmente i processi, per generare soluzioni più efficaci senza generare precarietà e senza incidere sulla qualità dei servizi che sono il naturale complemento della «giornata tipo» dello studente, fatta di lezioni, studio, ma anche di tempo da trascorrere in Ateneo mangiando, acquistando libri o partecipando a occasioni di socializzazione, insomma vivendo pienamente la propria esperienza universitaria.
A ben vedere, è un percorso che richiede di immaginare una maniera diversa e non più consueta per alimentare e rendere sostenibili gli Enti (e i servizi) tradizionalmente legati al diritto allo studio, modificando i criteri di contribuzione o rafforzando il patto intergenerazionale tra studenti di oggi e di ieri, gli alumni affezionati e in grado di restituire i benefici di un percorso di studi di alto livello e di un ambiente denso di sollecitazioni e di possibilità come quello universitario per schiudere, a loro volta, opportunità ai più giovani.
La strada da percorrere, la sfida su cui concentrarsi è quella di cogliere le opportunità per un ripensamento delle modalità di erogazione dei servizi, anche attraverso scelte di lungo periodo e all’esterno non immediatamente percepibili dagli stakeholder, passando ad esempio dall’incremento dei posti disponibili fino all’adeguamento dell’offerta ai nuovi standard di consumo e soprattutto al cambiamento delle modalità di accesso e dell’essenza stessa dell’offerta, rafforzando la rete e coinvolgendo attivamente gli ex studenti, anche ispirandosi a modelli internazionali.
Una sfida che è doveroso raccogliere anche a costo di qualche fatica, ma che può garantire, nel medio e lungo periodo, la prospettiva di essere capaci di fornire servizi flessibili, in grado di adeguarsi senza timore a un presente costantemente mutevole e continuare a contribuire al progetto educativo dell’Ateneo.

