Riflessioni

La montagna, custode di vita e memoria

In occasione della Giornata internazionale della montagna, che si celebrerà l’11 dicembre, Francesco Berlucchi riflette sul valore di un ecosistema preziosissimo, non solo come risorsa fondamentale per la nostra sopravvivenza ma anche come fonte di Storia e memoria.

Dalla montagna si può tornare a casa con o senza la vetta, ma in ogni caso con una storia da raccontare. Ha ragione Simone Moro, che oltre a detenere il record delle prime ascensioni in invernale sugli Ottomila conserva una penna molto ispirata. Mi sono chiesto spesso perché la montagna abbia questa attrazione magnetica, una capacità intrinseca di parlarti e trasmettere l’urto del racconto. Credo sia così perché non si tratta soltanto di cime e prati verdi, di nevi e ghiaioni, di larici che cedono il passo ai pini mughi, tra torrenti e pozze d’acqua cristallina. La montagna è prima di tutto un modo di vivere la vita. Un modo di vedere il mondo.

L’11 dicembre, come ogni anno dal 2003, si celebra la Giornata internazionale della montagna. Che quest’anno avrà un tema cruciale: I ghiacciai sono importanti per l’acqua, il cibo e i mezzi di sussistenza in montagna e oltre. Legambiente ci ricorda che nel mondo ci sono circa 200mila ghiacciai, coprono un’area di 700mila km² e immagazzinano 170mila km3 di acqua. Sono la nostra riserva d’acqua, il serbatoio dove, secondo gli stessi dati, è riposto il 70% dell’acqua dolce globale. Mediamente, dal 2000, svaniscono 273 miliardi di tonnellate all’anno, con un picco massimo nel 2023: 548 miliardi di tonnellate in un solo anno. 

Nel 2024 il Venezuela è diventato il secondo Paese al mondo, dopo la Slovenia, a perdere l’ultimo dei suoi ghiacciai. Quello della Marmolada sarà uno dei prossimi a sparire, probabilmente già entro il 2040. Storie senza lieto fine, raccontate nel quinto report della campagna di Legambiente “La carovana dei ghiacciai”. Secondo una simulazione del Muse, il Museo delle Scienze di Trento, il ghiacciaio del Presena scomparirà entro il 2075, nonostante i teli geotessili che, dal 2008, coprono il ghiaccio più grande d’Italia dai 3000 fino ai 2700 metri della Capanna Presena. 

Fu proprio lì, sull’Adamello, che il 9 giugno 1915 ebbe luogo la prima operazione militare della storia interamente sui ghiacciai. L’inizio della Guerra Bianca. Un’iniziativa tutta italiana, giacché il battaglione Morbegno cercò di rimediare con il sangue il madornale errore strategico commesso dall’esercito italiano due mesi prima, alla vigilia dello scoppio della guerra. Quando, per ordini superiori, il presidio italiano al passo Paradiso venne ritirato, consentendo ai soldati austro-ungarici l’immediata occupazione del passo e della cresta del Castellaccio. 

Risalendo dalla Val Narcanello, gli alpini scesero valorosamente nella conca del Mandrone e tentarono invano l’occupazione della conca del Presena. Lasciarono sul ghiaccio i primi 50 alpini, su quelle terre alte dove si combatté fino alla fine del conflitto. Dove si lottò prima di tutto contro tormente di neve, valanghe, seracchi e temperature rigidissime, anche a -40°. Una guerra, per la prima volta nella storia, a 3.000 metri. Su nevi ora in ritirata che, da decenni, stanno restituendo reperti, materiale bellico e, addirittura, i resti dei soldati.

Ma la montagna continua a regalarci tante storie. Solo poche settimane fa, la Regione Lombardia ha deciso di congelare – si fa per dire, viste le temperature – l’iter per la realizzazione del mini-comprensorio sciistico del monte San Primo. Poche piste, sopra Bellagio, ma con una strepitosa vista sul lago di Como e sui monti che lo circondano. Dove ormai non nevica quasi più, erano pronti cinque milioni di euro per potenziare gli impianti dismessi, servendoli di innevamento artificiale, grazie alla realizzazione di un nuovo laghetto, e di un parcheggio. Storie vere che sembrano favole e favole che sembrano storie vere, avrebbe detto Giovanni Guareschi. Rimarranno le ginestre, che saturano le pendici del San Primo di dolcissimo odor, a ingiallire guardando l’infinito Lario. E noi potremo tornare a casa, con un’altra storia da raccontare.

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