Trecento anni di diritto d’autore e l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale
Dall’origine del copyright alle norme italiane ed europee. Le sfide poste dall’Intelligenza Artificiale e come cambia la normativa in tema di diritto d’autore seguendo una nuova idea di creatività.
«Fin d’ora voi siete invitati alla mia fucilazione» disse Boris Pasternak a Sergio D’Angelo, giornalista italiano di Radio Mosca e talent scout ingaggiato da Feltrinelli, nell’atto di consegnare il manoscritto del Dottor Živago che, censurato per motivi politici in Unione Sovietica, venne pubblicato per la prima volta in anteprima mondiale dalla neonata casa editrice Feltrinelli nel 1957.
Intorno a questo caso si intrecciano vicende di servizi segreti e di politica internazionale in piena Guerra Fredda. L’episodio vede l’intervento di personalità come Chruščëv e Togliatti, in una situazione intricata legata ai diritti d’autore all’interno della quale Giangiacomo Feltrinelli si seppe muovere con grande lungimiranza.
La vicenda ebbe una tale risonanza che l’Accademia di Svezia decise di assegnare il premio Nobel a Pasternak, che però su imposizione del regime sovietico non fu in grado di ritirare.
Il “caso Pasternak” in effetti esplose in un contesto in cui la normativa sul diritto d’autore si era già strutturata nei Paesi europei, ma aveva lasciato fuori quei Paesi che non avevano aderito, come l’Urss, agli accordi internazionali. Feltrinelli vi si inserì facendo in modo che il libro fosse pubblicato in Italia in anteprima mondiale, assicurandosi così lo sfruttamento dei diritti di traduzione anche negli altri Paesi occidentali. Fu il primo, grande bestseller della allora giovane Casa Editrice che quest’anno ha compiuto 70 anni.
Una storia di più di tre secoli
La prima vera pietra miliare del copyright risale al 1710, quando la regina Anna in Gran Bretagna sancì per la prima volta al mondo con il Copyright Act il diritto di proprietà sulle opere d’ingegno. Da allora il sistema di tutela si è ampliato, passando nel 1886 per la Convenzione di Berna, nel 1952 per la Convenzione Universale del Copyright, per approdare nel 1967 all’istituzione dell’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI), che vigila sul rispetto delle normative e sulla loro armonizzazione.
Il diritto d’autore in Italia
In Italia i diritti d’autore – intesi come diritti di sfruttamento economico – di un’opera restano validi fino a 70 anni dopo la morte dell’autore: l’autore o i suoi eredi possono cederli a un editore o a un produttore con contratti che in genere hanno durata ventennale, salvo differenti accordi. I diritti di paternità sono invece, non così ovviamente come potrebbe sembrare, inalienabili.
In Italia la normativa di riferimento è la Legge n. 633 del 22 aprile 1941, dal titolo Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio firmata da Vittorio Emanuele III, in un’epoca in cui non era solo re di un’Italia fascista, ma anche sovrano del regno di Albania e imperatore d’Etiopia.
Con l’avvento di Internet e della diffusione massiva dei contenuti digitali, l’Unione Europea ha rilasciato la Direttiva 2019/790 del 17 aprile 2019 sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale, con l’obiettivo di uniformare il quadro normativo nel mondo del web.
Diritto d’autore e nuove tecnologie
È in ogni caso molto recente, del 10 ottobre 2025, una normativa che tutela il diritto d’autore dopo l’avvento dell’Intelligenza Artificiale. È infatti entrata in vigore la nuova legge quadro sull’Intelligenza Artificiale 132/2025, che adatta la legge del 1941 alle nuove tecnologie. Si tratta di un “innesto normativo” che in sostanza riconosce la paternità dell’opera, soltanto laddove l’Intelligenza Artificiale è stata utilizzata come strumento d’ausilio e non come autrice dell’opera. In sostanza, non è prevista alcuna tutela per quelle opere generate in modo completamente automatico, senza alcun intervento creativo da parte dell’ingegno umano. È pertanto sottinteso un obbligo di trasparenza nel rendere riconoscibili le circostanze e rintracciabili le modalità con cui si è fatto uso di Intelligenza Artificiale per testi, immagini e video.
Il diritto d’autore si aggiorna, in pratica, con quella che è la nostra idea di creatività. Come ha teorizzato Kenneth Goldsmith nel suo saggio Uncreative Writing, gli strumenti digitali consentono di selezionare, aggregare e riorganizzare facilmente materiali già esistenti, incentivando così una produzione di fatto “corale” e ibrida. È pertanto sempre più importante riconoscere e attribuire le diverse proprietà intellettuali che hanno contribuito alla creazione di un’opera, a partire dalla scelta di una font per comporre un libro, sino a dichiarare al termine di un testo le modalità di utilizzo di un assistente artificiale.
*Per l’immagine di copertina di questo articolo è stato fatto brainstorming con il supporto di IA. L’immagine selezionata è di Rey Seven.

