Te piace ’o presepio?
Una Domanda sul filo di quella ricorrente di Luca, il padre della famiglia protagonista di Natale in Casa Cupiello (Eduardo De Filippo, 1931), che sembra essere l’ultimo ad essere ancora entusiasta del presepe.
«…sembra la terra, prima di giorno,
un piccoletto grande presepe…» (Giovanni Pascoli, Le Ciaramelle)
Quando il giorno diventa sempre più breve e cede al buio e all’inverno, quando la natura non genera più i suoi frutti e sembra spegnersi per sempre, io la sera mi addormento e qualche volta sogno, perché so e voglio sognare e nel sogno: «era nott’e pareva miezo juorno» e si aprono i cieli e le nubi piovono il Giusto.
«E mentre guardavo estasiato vedo apparire una luce: sorge dalla grotta di Betlemme grande come cento soli. E mentre quella luce s’alzava sento una voce che mi dice “Vieni a me figlio mio che Io sono sceso in terra”. In mezzo a quello splendore vedo un bambino che mi chiama e che ha sul viso raffigurato il Paradiso». È il pastorello Benino che vede in sogno il presepe.
Si apre così la Cantata dei Pastori, il “presepe in movimento”, con il racconto del sogno di Benino a suo padre Armenzio. La Cantata è un’opera drammaturgica attribuita ad Andrea Perrucci pubblicata a Napoli nel 1698 con il titolo originale Il vero lume tra l’ombre, e da quattro secoli viene messa in scena in questo periodo a Napoli sempre più arricchita (e rimaneggiata a seconda delle circostanze): Roberto De Simone la ripropose nel 1974 e ancora oggi Peppe Barra la rappresenta in teatro.
«…Io non so ben ridir com’i’ v’intrai, tant’era pien di sonno…».
Sognando e quindi generando il presepe su cui lui stesso è posto (secondo la tradizione napoletana, infatti, il pastorello viene posto sul punto più alto del presepe), Benino compie il viaggio notturno, onirico, in definitiva misterico nella profondità dei propri abissi in discesa alla volta della grotta divina della Natività che è posta appunto nel punto più basso e centrale del presepe.
La grotta, collegata secondo la simbologia dei miti più antichi al mondo degli inferi e delle tenebre, viene improvvisamente illuminata dalla teofania celeste dell’astro splendente; l’Incarnazione di Cristo riapre per l’uomo la possibilità di comunicazione con gli stati molteplici e superiori dell’essere, ed è per questo che gli angeli possono scendere e manifestarsi ai pastori come racconta l’evangelista Luca e come era già successo nella visione della scala di Giacobbe.
Il mondo in questo momento è fermo. nel Vangelo apocrifo di Giacomo, si legge: «Ora io Giuseppe, camminavo e non camminavo e sollevai gli occhi alla volta del cielo e vidi che era senza moto … vidi delle pecore che andavano al pascolo e le pecore rimanevano immobili … E volsi gli occhi alla corrente del fiume e vidi che non scorreva più …». È il mondo sospeso fra la sua buia decadenza e il suo rinnovamento operato dalla Nascita di Cristo.
Nel sogno del presepe l’abisso diventa luminoso e nella notte arriva il mezzogiorno, il Bene fa irruzione nel mondo per salvarlo.
Il presepe fa rimanere aperti al mistero: e quindi sì, Lucarie’, a me m piac’ ’o presepio.
L’immagine in copertina è il Presepe Cuciniello conservato a Napoli nel Museo Nazionale di San Martino.

