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Il valore e il simbolo dell’appartenenza

Forse pochi sanno che tra le pieghe della storia centenaria dell’Università Cattolica se ne nasconde un’altra tutta da scoprire. Per farlo bisogna tornare indietro nel tempo, agli anni dei primissimi laureati dell’Ateneo. Fu Padre Agostino Gemelli, fondatore e primo rettore della Cattolica, a voler donare ai neodottori, nel giorno solenne della discussione della tesi di laurea, un oggetto davvero speciale: un anello con inciso il sigillo dell’Università che riportava la scritta “Doctor Universitas Catholicae Sacri Cordis Mediolani”. 

Non un semplice anello, ma un simbolo prezioso. Il suo significato principale, infatti, non risiedeva tanto nell’estetica, ma nel voler rappresentare il senso di appartenenza a una comunità di docenti e studenti uniti nella ricerca della verità scientifica illuminata dalla Fede. Un emblema di orgoglio, un richiamo a quei valori che avrebbero accompagnato i laureati per tutta la vita.

I primi anelli erano in metallo, di colore grigio. Tra i primi e tanti laureati dell’Università Cattolica che lo ricevettero c’era anche la dottoressa Carla Buccheri, che lo ebbe il giorno della sua tesi di laurea in Economia e Commercio nel 1962. «Quell’anello, simbolo di un orgoglioso legame mai venuto meno con la sua università, la zia Carla lo ha sempre custodito con cura e lo ha indossato fino a quando era molto anziana e le sue dita erano così magre, che aveva paura di perderlo, e lo fermava con la vera», racconta sua nipote Rosella, che ha studiato anche lei in Cattolica, e per questo ha ricevuto in dono l’anello con il sigillo dalla zia. A sua volta l’alumna Rosella lo ha donato a sua figlia che anche lei, qualche anno fa, si è laureata all’Università di largo Gemelli, creando così un ponte, un simbolico passaggio di testimone fra tre generazioni di alumnae.

La tradizione dell’anello, conservata fino ai primi decenni di vita dell’Università Cattolica, venne poi sostituita dal dono della medaglia raffigurante il logo dell’Ateneo (e un giorno racconteremo anche questa storia). Eppure, tra il 1995 e il 1999 tale usanza ritornò in auge, dimostrando ancora una volta che il mutare dei tempi non scalfisce il valore e la ragion d’essere delle tradizioni legate all’identità e al senso di appartenenza comunitaria. In quegli anni in Cattolica, prima delle varie sessioni di laurea, erano organizzati degli incontri  dove il Rettore, l’Assistente ecclesiastico generale e il Presidente dell’Associazione Necchi incontravano i laureandi di ogni Facoltà; proprio in quelle occasioni  – fuori dall’aula – era allestito uno stand dell’orafo Cortiello dove ogni studentessa e studente prossimo alla laurea, se voleva, poteva farsi prendere la precisa misura del dito e poi ordinare il proprio anello, in oro giallo, con il sigillo dell’Università. 

La cosa bella è che all’orafo Cortiello – che aveva il laboratorio in via Piatti, vicino alla sede dell’Ateneo – si rivolgevano non solo laureandi, ma anche tanti “già laureati” che, venuti a sapere della possibilità, desideravano avere, sfoggiare e custodire l’anello con il sigillo, rappresentativo di quell’università dove si erano formati, dove avevano vissuto anni importanti, ricchi di sapere, esperienze, relazioni.  

Ed è proprio grazie alla testimonianza di questi alumni se la storia dell’anello, a distanza di anni, rimane viva e ancora si racconta tra i chiostri di Largo Gemelli. Alcuni di loro oggi lavorano in Cattolica e alla domanda «perché farsi fare un anello?» all’unisono e senza esitazione rispondono: «Perché aver studiato in Università Cattolica è un’esperienza memorabile che ti accompagna per tutta la vita».

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