L’(In)sostenibilità del mattone
Il settore immobiliare gioca un ruolo cruciale nella partita della sostenibilità: se l’obiettivo per i prossimi anni del settore real estate è quello di operare nel rispetto dell’ambiente e avere immobili certificati green, l’undicesimo Sustainable Development Goal nell’ambito dell’Agenda 2030 richiama l’attenzione anche alla sostenibilità sociale legata allo sviluppo urbano. In questo senso EDUCatt si muove con cautela nel feroce business dello studentato, a favore dei giovani e delle loro famiglie.
Le città ricoprono un ruolo cruciale per raggiungere gli obiettivi climatici globali. Lo dicono i dati, come quelli della Commissione Europea che ritiene gli edifici europei responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra. Nel 2050, secondo le Nazioni Unite, il livello di urbanizzazione arriverà al 68% (era il 56% nel 2021), mentre il World Cities Report 2024 ha stimato che nel 2040 metà delle città del mondo registrerà un aumento della temperatura media annua di almeno 0,5°C rispetto al 2025.
Il settore immobiliare e il mondo del costruito sono chiamati a svolgere un ruolo chiave nella transizione verso un futuro più sostenibile e non possono dunque non interrogarsi sulle tematiche della sostenibilità e della tutela dell’ambiente.
La trasformazione urbana si muove secondo i criteri di sostenibilità ambientale quando costruisce o meglio ancora riqualifica preferendo materiali a basso impatto ambientale, rinnovabili e riciclabili, quando progetta in chiave di riduzione del consumo di energia attraverso l’uso di tecnologie innovative, come pannelli solari, isolamento termico e sistemi di gestione intelligente degli edifici, quando riutilizza e ricicla i rifiuti durante la costruzione e l’utilizzo dell’edificio.
EDUCatt in questi anni segnati dalla crisi post-pandemica ha continuato il suo impegno per l’ammodernamento e l’ampliamento degli spazi avviando progetti di intervento edilizio volti a migliorare la classe energetica delle strutture, dotate di pannelli fotovoltaici e aree verdi. Negli edifici coinvolti sono previsti anche sistemi di recupero delle acque pluviali, che vengono riutilizzate negli impianti di irrigazione e scarico. Inoltre, i materiali usati per gli edifici sono riciclati per almeno il 15% e la loro composizione è realizzata in modo che sia possibile separare tutte le parti da destinare alla raccolta differenziata.
Tuttavia, l’attenzione alla sostenibilità ambientale non basta. Come ricorda l’undicesimo Sustainable Development Goal nell’ambito dell’Agenda 2030, l’obiettivo è quello di rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili. Sono temi che richiamano ad una responsabilità sociale ancor prima che ecologica, forse meno d’interesse per il business del real estate rispetto alla più vendibile qualità green degli edifici, ma altrettanto importanti per fare della sostenibilità un prodotto che davvero soddisfi le esigenze attuali della collettività, senza compromettere il soddisfacimento delle esigenze future.
Basti il caso di Milano, città di record (negativi) per scarsa accessibilità economica e disomogeneità dell’offerta: secondo i dati Istat e Datasinc, una coppia under 35 con un reddito di 3 mila euro al mese ne destinerebbe il 33% (mille) al mutuo di un appartamento di 80 metri quadri nella periferia di Milano. Senza addentrarsi nel dolente capitolo caro-affitti, che vede Milano con una media mensile di costi per affitto pari a 1.674 euro mensili, in vetta alla classifica se si considera il picco più alto di costi per bilocali in centro storico, con circa 2.838 euro mensili. Ne consegue che un lavoratore con stipendio medio (2.000 euro) deve destinarne il 58% solo per l’alloggio, con tutte le conseguenze sulla qualità della vita. Ancora più preoccupante il business degli studentati: nel capoluogo lombardo una singola in appartamento condiviso può pesare sul bilancio familiare fino a 1.600 euro. Sono le conseguenze della legge domanda-offerta che vede a disposizione meno di sette posti ogni cento studenti, 14.500 sistemazioni (circa) per una richiesta stimata di 45.000 posti letti.
Anche su questo fronte l’impegno della Fondazione è costante a favore degli studenti e delle famiglie che ne sostengono le spese di alloggio per l’intero percorso di studi: oltre ai importanti lavori di ristrutturazione volti ad aumentare il numero di posti a disposizione degli studenti, l’offerta abitativa di EDUCatt intende agevolare e garantire a tutti l’accesso all’istruzione universitaria e per questa ragione garantisce sempre i criteri del diritto allo studio con tariffe che siano al contempo competitive nei confronti del mercato, anche alla luce della lievissima variazione di quest’anno, ragionevoli per le famiglie e sostenibili per la Fondazione perché possa continuare a svolgere al meglio il mandato che l’Ateneo le ha affidato, senza adeguarsi al feroce panorama immobiliare dei maggiori centri urbani del paese, tra cui quelli in preda a scandali che rallentano i lavori e impattano ancora una volta sulla divario domanda-offerta, incentivando i prezzi proibitivi. È il momento per Milano, e per le altre città universitarie, di «affrontare con decisione il tema degli studentati e della residenzialità, inclusa quella per i giovani al primo impiego. Un impegno che non riguarda solo l’accoglienza degli studenti fuori sede italiani, ma interessa in misura crescente i giovani provenienti da altre parti del mondo», come ricorda il Rettore Elena Beccalli in un recente intervento sul “Corriere della Sera”.

