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Premio Strega Poesia, un’occasione di pesare le parole

Si torna a parlare di poesia in occasione dell’assegnazione del nuovo Premio Strega dedicato alla più antica tra le arti della parola, di cui c’è sempre molto bisogno. Proclamazione del vincitore o della vincitrice l’8 ottobre 2025.

Nel 2023 vinse Vivian Lamarque con L’amore da vecchia, un libro di ricordi e sussulti interiori, nel 2024 Stefano Dal Bianco con Paradiso, che racconta in forma lirica le avventure quotidiane di un uomo e un cane. Oggi la cinquina tra cui si sceglierà per la vittoria del premio di poesia più prestigioso in Italia è composta da tre uomini, Alfonso Guida con Diario di un autodidatta, Giancarlo Pontiggia con La materia del contendere e Tiziano Rossi con Il brusìo, e due donne, Jonida Prifti con Sorelle di confine e Marilena Renda con Cinema Persefone.

Il libro di Alfonso Guida, Diario di un autodidatta, è un’immersione dai contorni inattuali e anomali nella solitudine e nell’esistenza dell’autore, che intreccia esperienze di vita, memorie familiari e traumi con il paesaggio ancestrale, aspro e abbandonato della Lucania, terra nella quale si può effettuare «un censimento dei vuoti». La poesia di Guida, descritta come una lingua di pietra, esplora la condizione umana con paradossi, parabole, testimonianze affrettate, in un confronto duro e nudo con il vuoto interiore. In uno dei testi, Porta piazzile, Guida scatta un’istantanea di San Mauro Forte, paese in provincia di Matera ormai semiabbandonato. «Poi, qui, tutto il paese si è voltato, \ rizzando spine su tombe, ciarpame \ di discariche in cima al muso nero \ di Anubi, protettore del quartiere. \ La strada immaginaria si converte. \ La notte è more e artiche vetrofanie \ perché qui si battezza la famiglia \ dei venti, la sera di Candelora. \ L’arco dei briganti, Porta Piazzile \ degli impiccati, di cui scrisse Carlo \ Levi nel Cristo. Primo fu il tentacolo \ di basalto nel budello di calce. \ Secondo fu il concime nel deserto. \ Terzo fu il corvo sgozzato dal fabbro. \ Nulla è futuro. Ogni giorno respiro» (p. 45).

La materia del contendere di Giancarlo Pontiggia è stato definito un libro presocratico e sapienziale, che riunisce poesia e meditazioni filosofiche con un tono alto e declamatorio. La scrittura, essenziale e depurata, esplora la natura degli elementi e della stessa materia poetica, in una riflessione che concilia movimento e stasi. In Ninna nanna Pontiggia si tuffa nella lirica corale greca e riscrive liberamente un testo di Simònide di Ceo, poeta vissuto tra il VI e il V secolo avanti Cristo: «Ma tu dormi, piccolo mio, \ sotto un cielo di chiodi di bronzo, abiti \ nel legno senza gioia delle cose, non sai \ cos’è notte, e cosa \ il dolce che si consuma delle ore, cosa \ aver paura di ciò che fa paura \ ma dormi, \ e dormono \ le onde del mare, dorme \ l’immensa ventura delle cose» (p. 52).

Jonida Prifti, con Sorelle di confine, porta la spoken word, una forma di poesia espressa perlopiù oralmente e incentrata sul monologo o sul dialogo, dentro al Premio Strega. Il libro, un florilegio di testi editi ed inediti, assomiglia, per il clamore che ne è risultato alla sua apparizione, a un’opera d’esordio che racconta molto della posizione marginale e polimorfa dell’autrice. La sua biografia di scrittrice in una lingua e una terra diverse da quelle di origine – Jonida Prifti si sposta dall’Albania all’Italia nel 2001 – influenza la sua scrittura, con l’albanese cha dialoga attivamente con l’italiano rompendo gli schemi consolidati e liberando un senso di ribellione e sfrontatezza. Come scrive Andrea Cortellessa nell’introduzione, la scommessa di Prifti è di incarnare la pluralità in un’unica emissione di voce: «E se volessi esplodere con il seno dolorante \ gabbiani che strillano nella notte d’amianto \ brividi d’ali, chissà se reali. \\ E se dentro la bocca, la saliva intona \ dal centro nervoso, sobborghi di vetro \ protesi d’argento, nel nero che luccica. \ Brividi di mali, chissà se reali. \\ Fintanto i borsi un tempo potenti \ fumante, s’investe l’ultimo ingoio. \\ Sai, il fondo è un bivio. \ Sai, il fondo è una caverna dove baciarti» (Click remover, p. 39).

«Ade era bello da giovane \ una specie di attore del cinema \ era ricco, gli piaceva stare solo \ amava i dirupi, le spiagge nere \ le stagioni per l’impermeabile \ un po’ femmina, territorio di passaggio \ si mise a fare l’autostop \ era importante deludere la madre \ dormire tra i drogati di una città del nord \ la politica gli amari la poesia \ di questo e altro non ricorda nulla \ la nebbia, sempre troppo sobrio» (p. 13). È una rilettura contemporanea del mito di Persefone quella che Marilena Renda offre in Cinema Persefone. La narrazione enigmatica e spezzata procede per micro-eventi e frammenti contraddittori che affondano nelle dimensioni pericolose dell’amore, se «superato un confine l’amore è odio paura che-ne-vuoi-sapere \ e poi di nuovo luce bambino di luce luce che si apre» (p. 59). La vicenda esplora il desiderio, il ciclico alternarsi di oscurità e luce, e la consapevolezza che ogni cosa bella provenga dall’oscurità.

L’ultimo libro in lizza è Il brusìo di Tiziano Rossi. Il poeta novantenne – nato a Milano nel 1935 – torna alla lirica dopo un periodo di prosa, questa volta incentrando i versi sull’osservazione e sull’ascolto degli umani, dei ricordi, dei respiri che contribuiscono a formare quel brusìo che è il rumore di fondo della vita. Un io minimo, ridotto a un ronzìo o un parlottìo quasi insignificante, in attesa del nuovo trasloco dialoga con «le amate persone sparite» assolvendo al compito della letteratura nei termini posti dal poeta e critico Enrico Testa secondo cui essa è «nella sua basilare funzione antropologica, resa di un’esperienza – propria e collettiva – trasfigurata da una personale, anche se anomala, interpretazione della lingua» che pone «uno schermo tra gli uomini e la morte»: «Quante cose contiene la notte: \ gli amori, le insonnie, \ i preziosi per bene custoditi, \ i cibi, un rantolo, le fami, \ anche le furie \ di un sopraffattore. \ Nell’abitazione sottostante \ c’è un armeggiare, si fa rumore, \ una lotta, forse un’aggressione? \\ No, che qui sale una sorta di fiato: \ adolescenti in un qualche rotolìo \ corpi infaticabili notturni \ senza nessuna retrospettiva, \ per farla breve, è il loro germogliare» (p. 115).

Simone Biundo

Simone Biundo (Genova, 1990), poeta, è insegnante di lettere a Genova in una scuola secondaria e editor della rivista «VP Plus». Ha pubblicato poesie su «Neutopia», «Margutte», «Poesia del nostro tempo» e «Nuovi Argomenti». Per Interno Poesia è uscito il suo primo libro di poesie, "Le anime elementari" (2020). Nel 2025 per la collana "distonia" di ExCogita ha pubblicato il poemetto "così". È fondatore del collettivo di poesia contemporanea , poet. -. Qui in EDUCatt collabora come ghostwriter e web content manager.

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