Quando il Campus si accende grazie alla musica
Musica, partecipazione e una raccolta fondi dedicata ai detenuti: il racconto dell’appuntamento che ogni anno con la “Panendorata” coinvolge l’intera comunità universitaria del Campus romano.
A due settimane dall’edizione 2025, la Panendorata si conferma uno degli appuntamenti più riconoscibili del Campus di Roma dell’Università Cattolica. L’evento, promosso dal COI e sostenuto da EDUCatt, ha riportato al centro studenti, docenti e personale in una serata pensata per celebrare il Natale e sostenere un progetto di utilità sociale.
La formula è quella che negli anni ha dimostrato di funzionare: esibizioni dal vivo, momenti di aggregazione informale e una cornice che facilita l’incontro tra le diverse componenti della vita universitaria. Senza formalità, ma con un’organizzazione precisa.







Un elemento che contribuisce in modo decisivo all’atmosfera della serata è la presenza di numerose esibizioni curate direttamente da studenti e studentesse del campus. Per una sera, chi solitamente vive l’università tra lezioni ed esami può mettere da parte il proprio ruolo e salire sul palco per esprimere il proprio talento, oppure semplicemente godersi quello dei colleghi. Un cambio di prospettiva che rende l’evento partecipato e autentico, perché costruito anche da chi quotidianamente dà vita al campus.
La Panendorata rappresenta infatti, per studenti e personale universitario, un momento in cui portare un po’ di “rumore” — questa volta sotto forma di musica — all’interno del campus, interrompendo una routine che è bello, ogni tanto, mettere in discussione. È un’occasione di aggregazione e vitalità, vissuta da molti come uno degli appuntamenti più intensi dell’anno. Non a caso, per chi suona, è una sorta di “Natale” anticipato: un evento che si prepara per mesi, tra prove, incontri e nuove conoscenze, e che permette di scoprire quanti studenti condividano una passione forte per la musica.
Oltre all’aspetto artistico, la Panendorata ha anche un valore formativo. Chi la organizza e chi si esibisce ha modo di confrontarsi con una dimensione più professionale, fatta di coordinamento, collaborazione con i service tecnici e attenzione ai dettagli. Un lavoro spesso invisibile, ma fondamentale, che mostra come il mondo dello spettacolo sia il risultato di molte figure e competenze diverse. È anche grazie alla collaborazione all’interno del COI che tutto questo diventa possibile, dimostrando come, partendo da un gruppo di studenti appassionati, si possa costruire un evento complesso e riuscito.
Tra i passaggi più attesi, la presentazione della Chitarra dei migranti, proveniente dal progetto “Metamorfosi” della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti. Si tratta di uno strumento costruito con il legno delle imbarcazioni recuperate nel Mediterraneo e rifinito all’interno di laboratori attivi in alcuni istituti penitenziari. Un oggetto che riassume il senso del progetto: trasformare materiali e percorsi difficili in nuove possibilità.
L’esibizione di Renata Mezenov ha dato spazio a questo racconto attraverso la musica, mantenendo un tono sobrio ma intensamente coinvolgente. È stato uno dei momenti più seguiti della serata, anche perché collegato direttamente all’obiettivo della raccolta fondi destinata a sostenere iniziative per i detenuti delle carceri romane.
La Panendorata ha confermato anche per questa edizione la capacità di riunire la comunità attorno a un’iniziativa semplice nella forma ma significativa nel contenuto. L’evento continua a funzionare perché offre un’occasione concreta per partecipare, sostenere un progetto e, allo stesso tempo, vivere il campus con uno sguardo diverso dal consueto.
Si ringrazia Michele De Vincentis, musicista e studente del Collegio Nuovo Joanneum, per la preziosa collaborazione nella stesura dell’articolo.
Fonte foto di copertina: archivio COI. Soggetto: Michele De Vincentis.

