4’33” nel silenzio del Natale
Una meditazione scritta, breve quanto un brano standard, per entrare come i pastori nel mistero del Natale: in silenzio, quasi assoluto.
“Trascorsi molti secoli dalla creazione del mondo,
quando in principio Dio creò il cielo e la terra e plasmò l’uomo a sua immagine;
e molti secoli da quando, dopo il diluvio,
l’Altissimo aveva fatto risplendere tra le nubi l’arcobaleno, segno di alleanza e di pace;
ventuno secoli dopo che Abramo, nostro Padre nella fede, migrò dalla terra di Ur dei Caldei;
tredici secoli dopo l’uscita del popolo d’Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè,
circa mille anni dopo l’unzione regale di Davide;
nella sessantacinquesima settimana secondo la profezia di Daniele,
all’epoca della centonovantaquattresima Olimpiade;
nell’anno settecentocinquantadue dalla fondazione di Roma;
nel quarantaduesimo anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto,
mentre su tutta la terra regnava la pace,
Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre,
volendo santificare il mondo con la sua piissima venuta,
concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi,
nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto uomo:
Natale di nostro Signore Gesù Cristo secondo la carne”
Calenda (Elogio nel Natale del Signore, Martirologio Romano)
28 febbraio 1948, Vassar College, Stato di New York.
John Cage, compositore e artista poliedrico, annuncia per la prima volta l’idea che lo farà ricordare: “Ho per esempio diversi nuovi desideri (…): primo, di comporre un brano di ininterrotto silenzio e di venderlo alla Muzak Corporation. Sarà lungo tre minuti o quattro minuti e mezzo, dato che queste sono le durate standard della musica preregistrata, e s’intitolerà Silent Prayer”.
Quattro anni dopo, nel 1952, viene eseguita la sua preghiera silenziosa: dura 4’33”, fra le lunghezze normali di una composizione contemporanea, e così si chiama. Ma di normale non ha nulla: nella partitura, vuota, è indicato “tacet”. L’istruzione è di non suonare per tutta la durata del brano, composto da tre movimenti: il primo di 30 secondi, il secondo di 2 minuti e 23 secondi, il terzo di 1 minuto e 40 secondi; tre movimenti “per qualunque strumento musicale o ensemble”.
“Il silenzio non esiste – spiegherà Cage nel 1988 -. “Ciò che, ascoltando 4’33”, taluni credevano fosse silenzio, poiché ignoravano come ascoltare, è pieno di suoni accidentali. Alla prima esecuzione si poteva sentire, durante il primo movimento, il vento che soffiava all’esterno. Durante il secondo, gocce di pioggia cominciarono a picchiettare sul tetto, e durante il terzo la gente stessa produsse ogni genere di suono interessante parlando o uscendo dalla sala”.
Il suono normalmente segnato in partitura lascia spazio ai suoni della realtà. La Musica è nelle pause; anzi, in una pausa unica, lunga, lontana dall’abitudine.
Sessantacinquesima settimana secondo la profezia di Daniele, all’epoca della centonovantaquattresima Olimpiade, nel quarantaduesimo anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto.
La notte è più chiara del giorno, a Betlemme.
In pochi minuti sta mutando tutto, in silenzio. Ma il silenzio assoluto non esiste: i pastori si avvicinano sentendo la luce di una stella, si sente il soffio leggero di un’aria diversa. Piano, iniziano a comporre una preghiera: in pochi minuti diventano i primi umani ad avere accesso al mistero. Alcuni credono che sia silenzio, poiché ignorano come ascoltare. Ma avanzano, e sentono: suoni accidentali, vento che soffia all’esterno, in ognuno dei loro movimenti.
Accanto a una mangiatoia Maria sente la stanchezza e la gioia, Giuseppe sente che sta cambiando la storia. Un neonato che si chiamerà Gesù sente tutto il mondo: mille anni dopo l’unzione regale di Davide, nell’anno settecentocinquantadue dalla fondazione di Roma, mentre su tutta la terra regna la pace, nasce nella terra di Efrata Cristo, fatto uomo, secondo la carne.
Pochi minuti, di silenzio non assoluto, davanti a un presepe: si sente il suono della nuova vita del mondo.
Poi una nota, e un’altra, e un coro: lo spartito torna a riempirsi, gli angeli intonano un Gloria.
BUON NATALE*
Immagine: Adorazione del Bambino, Gerrit van Honthorst, 1619-1620, Gallerie degli Uffizi

