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Il mondo ha fame, anche di umanità

Dalle crisi alimentari alle nuove forme di impegno civile: cosa possiamo fare, qui e ora, per costruire un nuovo futuro partendo da piccoli gesti concreti.

Nel 2025 parlare di “fame nel mondo” può sembrare un esercizio retorico. Eppure i numeri raccontano una realtà diversa: oltre 700 milioni di persone non hanno accesso regolare al cibo, e la crisi climatica, le guerre e le disuguaglianze economiche aggravano un’emergenza che non accenna a diminuire. Come ricordato alla conferenza stampa di Azione contro la Fame dello scorso 9 ottobre alla Triennale di Milano, non si tratta solo di mancanza di risorse, ma di un problema di giustizia, distribuzione e responsabilità globale.

Dalla mappa globale emerge che due terzi delle persone in crisi alimentare si concentrano in dieci Paesi – tra cui Nigeria, Sudan, Yemen e Afghanistan – aggravati da guerre, disastri climatici e fragilità economiche. In contesti come Gaza, Haiti e Sud Sudan, la fame acuta colpisce quote altissime di popolazione e gli ostacoli agli aiuti umanitari rendono gli interventi sempre più complessi. Azione contro la Fame risponde con un approccio integrato che unisce emergenza e sviluppo, puntando su nutrizione, servizi sanitari e autonomia economica delle comunità locali. Una sfida che riguarda anche l’Italia, dove oltre 5 milioni di persone vivono in povertà alimentare.

In questo contesto nasce “RESTA umano – Hope for Gaza”, un pranzo d’autore in modalità self-service ospitato da EDUCatt in Mensa.5, grazie al supporto di Elior, il prossimo 30 novembre. Un momento in cui la cucina incontra la musica, l’arte e la poesia per trasformare un gesto quotidiano in un segno concreto di solidarietà. Gli chef Filippo La Mantia e Cesare Battisti, insieme a ospiti come Miriam Candurro e l’operatrice Maya Papotti, daranno voce a chi vive ogni giorno la fame e la paura nella Striscia di Gaza, dove migliaia di famiglie lottano per sopravvivere senza acqua né cibo.

L’iniziativa segna l’avvio della campagna “Hope for Gaza”, una sfida collettiva che punta a raccogliere 100.000 euro per sostenere gli interventi umanitari nella regione. Ma soprattutto vuole essere un invito a “restare umani”: a non distogliere lo sguardo, a riscoprire nella condivisione un gesto di pace e di comunità.

Restare umani significa anche ripensare le nostre abitudini. Le università – e la nostra in particolare – possono essere laboratori di buone pratiche: dal riuso delle eccedenze alimentari nelle mense universitarie alla riduzione degli sprechi attraverso sistemi di prenotazione smart e compostaggio dei residui. Esperienze simili stanno nascendo anche nel mondo della grande distribuzione, dove catene e startup collaborano per recuperare prodotti invenduti o trasformare scarti in nuove risorse.

Sono segni piccoli ma significativi di una consapevolezza che cresce. Perché la fame non è un problema “degli altri”: è un termometro dell’umanità di tutti.

Partecipare a RESTA umano – Hope for Gaza significa allora più che condividere un pasto: significa prendere parte a un gesto di speranza. Restare, per restituire. Restare, per ricordare che la solidarietà non è un lusso, ma una scelta quotidiana.

Prenota qui il tuo posto: la disponibilità è limitata.

(Foto di Giada Meloni. L’immagine di copertina è stata scattata alla Triennale di Milano, installazione “471 DAYS”. Il progetto è parte della 24a Esposizione Internazionale Inequalities. Di: Filippo Teoldi. Installazione ed exhibition design: Midori Hasuike.)

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