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Il momento migliore per lo sport italiano

Nel momento di crisi dello sport (fino a qualche anno fa) nazionale, con la terza mancata qualificazione ai Mondiali di calcio, lo sport italiano vive un periodo di grande positività, con atleti che scrivono «una pagina indimenticabile di emozioni e successi», come ha affermato il Presidente Mattarella, in grado di dimostrare che «la bellezza e l’importanza dello sport vanno oltre l’evento sportivo e i gesti atletici».

Sono di parte, lo ammetto. Ho sempre amato quelli che in Italia si definiscono sport minori. Quelli che sui giornali vengono raccontati nelle pagine dedicate agli “altri sport”. Le discipline sulle quali la luce dei riflettori è più intermittente, e spesso si accende soltanto ogni quattro anni. Eppure, sembra siano proprio questi sport a tenere in piedi l’intero movimento sportivo del Paese, mentre il calcio italiano si sgonfia come un pallone logoro.

La terza qualificazione di fila, mancata, ai Mondiali da parte della Nazionale azzurra fa sì che un’intera generazione di giovani italiane e italiani non abbia mai potuto tifare l’Italia a un Mondiale. Sembra incredibile, ma un ventenne oggi non può ricordare un solo gol azzurro in un Campionato del mondo. Se poi aggiungiamo le prestazioni nei due Mondiali precedenti, le cose non vanno meglio: nel 2010, in Sudafrica, gli Azzurri non vinsero nemmeno una partita, arrivarono ultimi nel modestissimo gruppo F con Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda, e tornarono mestamente a Fiumicino; nel 2014, in Brasile, vennero eliminati per la seconda volta consecutiva nella fase a gironi. Dopodiché, più nulla. Ecco quindi il paradosso: c’è un’intera generazione di giovani rimasti orfani della Nazionale di calcio che, allo stesso tempo, ha vissuto l’infanzia nel momento migliore di sempre dello sport italiano.

Per far sì che questo Filo di fumo rimanga tale, circoscriviamo il ragionamento agli anni Venti del nuovo secolo. In principio fu Marcell Jacobs: la medaglia d’oro olimpica dei 100 m e il Tricolore nessuno li aveva mai messi al collo contemporaneamente. Il 1° agosto 2021 Jacobs scrisse un 9”80 nel libro della storia dell’atletica, firmò il nuovo record europeo e cinque giorni dopo replicò l’oro nell’incredibile staffetta 4×100 m insieme a Lorenzo Patta, Fausto Desalu e Filippo Tortu.
Difficile, in questi casi, trovare un dies a quo, un momento preciso dal quale lo sport italiano ha conquistato ciò che prima sembrava irraggiungibile, inimmaginabile, insperabile.
Ma senza alcun dubbio questo decennio sportivo sta infrangendo ogni tabù.

Pensiamo alla Formula 1. Da oltre quarant’anni non si vedeva un pilota italiano al comando della classifica iridata, l’ultimo a vincere due gare di fila fu addirittura il leggendario Ciccio Ascari, nel 1953. Così, mentre questo Filo di Fumo prende corpo, sulla monoposto che fu di Sir Lewis Hamilton il 19enne bolognese Andrea Kimi Antonelli – che lo scorso giugno affrontava l’esame di maturità al Salvemini di Casalecchio di Reno – guida il Mondiale di F1. Grazie al suo talento purissimo, al pervicace intuito di Giovanni Minardi, alla visione e all’assoluta leadership di Toto Wolff.

Mai, invece, si era visto un italiano in testa alla classifica Atp. Oggi, al contrario, l’Italia può permettersi il lusso di giocare e vincere la Coppa Davis senza il suo numero 1, Jannick Sinner, che al Masters 1000 di Montecarlo è tornato ad essere il numero uno anche per il resto del mondo. Di più: negli ultimi due anni l’Italia ha vinto sia la Davis sia l’equivalente femminile, la Billie Jean King Cup. E poco conta se tra qualche settimana Alcaraz dovesse fare un (annunciato) controsorpasso: il duopolio con Sinner è destinato a segnare il migliore tennis del mondo per diversi anni.

In MotoGP un ragazzo di Chivasso, Pecco Bagnaia, è tornato a vincere il Mondiale dopo 13 anni, cioè dall’ultimo titolo di Valentino Rossi, e lo ha fatto per due stagioni di fila. L’ItalVolley femminile ha vinto le Olimpiadi per la prima volta nella storia, ed è campione del mondo di pallavolo dopo 23 anni. L’Italia è diventata campione del mondo anche nella pallavolo maschile, per due edizioni di fila.

Aggiungiamo le due vittorie nell’ultimo Sei Nazioni contro la Scozia e, per la prima volta nella storia, contro l’Inghilterra. E pure l’impresa pazzesca contro gli Stati Uniti nel World Baseball Classic di baseball.

A proposito di sfide impossibili, se a Tokyo 2020 Gimbo Tamberi si è messo l’oro olimpico al collo nel salto in alto (replicato ai Mondiali di Budapest 2023) al ritorno dall’infortunio al legamento deltoideo con lacerazione della capsula articolare della caviglia sinistra, cosa dire di Arianna Fontana? A Milano Cortina 2026, quasi 36enne, la regina dello short track ha superato il record di medaglie olimpiche di Edoardo Mangiarotti dopo ben 66 anni, conquistando un oro e due medaglie d’argento.
L’impresa senza precedenti, però, è tutta di Federica Brignone. Medaglia d’oro sia nel SuperG sia nello Slalom gigante alle ultime Olimpiadi invernali, soltanto 315 giorni dopo la frattura pluriframmentaria scomposta del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra, con lesione del legamento crociato. Una delle storie più emozionanti che lo sport mondiale ci abbia mai regalato.
E poi, c’è il calcio.
Una rondine non fa primavera, e la rondine l’abbiamo vista l’11 luglio 2021, il giorno della finale degli Europei a Wembley. Dopodiché è stato un lungo, gelido inverno, per chi ama solo il calcio. Toccherà iniziare a leggere anche i quotidiani sportivi partendo dal fondo. Dagli altri sport. Dagli sport che qualcuno si ostina a definire minori. Ci scopriremo forti, coraggiosi, autori di «una pagina indimenticabile di emozioni e successi», come ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, incontrando gli atleti al ritorno dalle Olimpiadi nella cerimonia di riconsegna del Tricolore. Perché «la bellezza e l’importanza dello sport vanno oltre l’evento sportivo e i gesti atletici» ha sottolineato il Presidente. «Lo sport è cultura, espressione e proiezione della società».

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